Avvocato penalista e deontologia professionale

La deontologia contribuisce a risolvere numerose asperità professionali e sostiene il difensore nella sua quotidiana battaglia per i diritti degli altri.

L’art. 622 del codice penale obbliga i professionisti a mantenere il segreto professionale; tale dovere è meglio precisato, limitatamente agli avvocati, dal codice deontologico che individua all’art. 9 il dovere di segretezza e riservatezza. Scopri di più.

Il dovere di segretezza e riservatezza è valido, naturalmente, per tutti gli avvocati e non soltanto per i penalisti. Tuttavia è nel campo del diritto penale che il segreto professionale può comprendere anche fatti di eccezionale gravità. Non potrebbe esistere un’attività professionale libera ed indipendente se non vi fosse questo rapporto tacito ma cosciente tra avvocato ed assistito. Questo diritto/dovere prevede alcune eccezioni che sono indicate dai canoni complementari dell’art. 9.

E’ stato aggiunto un canone complementare che certamente provocherà intense discussioni perchè introduce il riferimento al rispetto dei doveri che la funzione impone agli avvocati “verso la collettività per la salvaguardia dei diritti dell’uomo nei confronti dello Stato e di ogni altro potere”. Le prevedibili contestazioni che questa aggiunta comporterà riguardano la previsione di una sorta di interesse collettivo, superiore a quello della parte assistita, che in qualche modo scinderebbe il rapporto di fiducia davanti a situazioni di particolare gravità.

Le eccezioni previste dall’art. 9 riguardano la necessità di impedire la commissione, da parte dello stesso assistito, di un reato di particolare gravità. Vi sono infatti ipotesi nelle quali il cliente non chiede assistenza per fatti già avvenuti e a lui contestati, ma per ottenere informazioni riguardanti reati che intende commettere.

Il codice deontologico precisa che la segretezza deve essere rispettata anche nei confronti degli ex clienti e persino nei confronti di chi si rivolga all’avvocato per chiedere assistenza senza che il mandato sia accettato. Può accadere che un potenziale cliente si presenti nello studio ed esponga alcuni fatti, e che l’avvocato non accetti il mandato per mancanza di rapporto fiduciario, oppure che il soggetto non condivida la linea difensiva proposta dal legale.

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